Sulle dating app hai venti righe e tre foto per dire chi sei, poi qualcuno decide. Non è diverso da una bio LinkedIn o da come ti presenti a un cliente nuovo: cambia solo che lì te ne accorgi subito.
Ho scritto una guida su come si sta dentro quel poco spazio. Come si dice chi sei senza fare l’elenco di cosa fai, cosa comunicano le foto che scegli, e soprattutto quando si tira fuori la cosa scomoda che ti riguarda, perché quello è il punto in cui la maggior parte delle persone sbaglia il tempo o il tono.
Il capitolo sul disclosure parte dalla disabilità perché è il mio caso, però funziona uguale per una malattia, una separazione, un lavoro perso, l’età che hai.