Ho progettato un parco accessibile e inclusivo
Progettare l’inclusione: la nascita del parco accessibile di Porto Mantovano
Nel cuore di Porto Mantovano c’è un luogo che racconta un’idea diversa di spazio pubblico. Un luogo dove i bambini possono essere solo bambini, senza doversi preoccupare delle barriere, dei limiti o delle differenze. Dove un genitore con disabilità non deve scegliere se accompagnare il proprio figlio o restare a casa. Questo luogo è il parco giochi inclusivo e accessibile che ho ideato e seguito personalmente durante il mio mandato da consigliera comunale, con l’ambizione – realizzata – di dare corpo a un’idea: l’inclusione non è un’eccezione, è una regola progettuale.
Tutto in questo parco è stato pensato per essere accessibile, attraversabile, comprensibile. Non è un “parco per bambini disabili”, ma un parco per tuttə, dove la disabilità non è un fattore limitante, ma una variabile prevista, accolta e rispettata. Un luogo in cui si può essere sé stessə, senza bisogno di spiegazioni.
Troppo spesso l’inclusione nei progetti pubblici è una parola inserita a fine capitolato, un’aggiunta a posteriori per rispettare formalità normative. In questo caso no. L’esperienza diretta, come persona con disabilità e come attivista impegnata da anni nel tema dell’accessibilità urbana, mi ha guidata in ogni dettaglio: dalla scelta dei materiali alla distribuzione degli spazi, fino al linguaggio architettonico e simbolico.
Non ho voluto solo un’area gioco adattata, ma un ecosistema accessibile: un parco intergenerazionale, intersezionale, sensoriale. Un luogo vivo, fluido, che accoglie bisogni diversi senza differenziare. Perché l’inclusione reale si misura nella libertà con cui le persone vivono lo spazio, non nella presenza di un cartello con su scritto “accessibile”.
Il parco è suddiviso in tre macro-zone, pensate per rispondere ai bisogni ludici di diverse fasce d’età e livelli di autonomia. Ogni area è dotata di giochi certificati e dispositivi progettati per essere fruibili da tutti, senza dover rinunciare al divertimento o alla sicurezza.
1. Area piccoli
Dove comincia l’autonomia
In questa zona si concentrano le strutture dedicate alla prima infanzia, pensate per stimolare le prime esperienze di movimento e relazione. I giochi sono bassi, protetti e facilmente raggiungibili anche da bambini con difficoltà motorie o che utilizzano carrozzine. La pavimentazione anti-trauma uniforme consente spostamenti sicuri e fluidi, anche con dispositivi di supporto. L’accesso ai giochi non è mediato da rampe forzate o soluzioni posticce: tutto è integrato nel progetto, con un’attenzione profonda al linguaggio architettonico del “naturale accesso”.
In quest’area anche i genitori o nonni con disabilità possono muoversi, sedersi, partecipare. Perché l’inclusione non è piena se si limita solo ai più piccoli.
2. Area medi
Gioco relazionale, movimento, scoperta
L’area per i bambini in età scolare ospita attrezzature che incoraggiano la relazione, la coordinazione e l’autonomia. Le altalene accessibili sono progettate per permettere anche a chi ha mobilità ridotta di dondolare in sicurezza, mentre i giochi rotanti sono dotati di piani bassi o aperture laterali che permettono l’ingresso diretto anche con carrozzina. I percorsi tattili introducono la dimensione sensoriale al gioco, offrendo un’esperienza ricca anche per i bambini con disabilità visive o cognitive.
Ogni elemento è posizionato per garantire visibilità e accesso multiplo, evitando isolamenti fisici o simbolici. Il parco non crea “zone per disabili”, ma zone in cui ognuno trova il proprio spazio.
3. Area piccoli
Spazio, corpo, identità
Gli adolescenti hanno spesso esigenze diverse nel gioco, più legate al movimento, alla socialità e all’espressione del corpo. Per loro è stata realizzata un’area più ampia, con strutture robuste, orizzontali e verticali, pensate per l’interazione tra pari. In questo spazio si trova anche una aiuola aromatica multisensoriale, una piccola oasi di profumi e texture che stimola i sensi e incoraggia l’esplorazione.
Le piante aromatiche sono accessibili da carrozzina e posizionate in modo da essere esplorabili anche da bambini con disabilità visive. È un gesto progettuale semplice, ma potente: la natura come linguaggio inclusivo.
Il gazebo sonoro:
un fiore che genera comunità
Al centro del parco si apre un vero simbolo di questo progetto: un gazebo a forma di fiore che emette suoni, vibrazioni e armonie. È il cuore pulsante dello spazio, non solo per la sua forma scenografica, ma per la funzione che svolge. È stato pensato come spazio di incontro, cultura, gioco libero e attività condivise. Qui possono svolgersi letture, piccole performance, laboratori creativi, concerti inclusivi, in cui anche il suono è accessibile, grazie alle vibrazioni percepibili e al design acustico studiato.
Non è un dettaglio: l’accessibilità culturale passa anche da spazi come questo, che permettono a tutti di partecipare senza esclusioni, senza mediazioni forzate. È il luogo perfetto per rendere la comunità protagonista attiva dello spazio, per costruire relazioni e nuove consapevolezze.
Tutti i percorsi del parco sono realizzati con pavimentazione anti-trauma continua e piani inclinati per garantire il passaggio fluido. Non ci sono gradini, ostacoli o tratti inaccessibili. Le sedute e gli arredi urbani sono distribuiti in modo inclusivo, con schienali, spazi laterali per carrozzine e altezze differenziate.
L’illuminazione è calda, diffusa, e pensata anche per persone con disabilità visive. I materiali sono antiscivolo, resistenti e facilmente leggibili. Ogni decisione progettuale è stata presa con l’obiettivo di non dover mai dire “tu qui non puoi”.
Un modello che guarda al futuro
Il parco giochi accessibile di Porto Mantovano è oggi un esempio concreto di progettazione universale e inclusiva, realizzata partendo da chi vive sulla propria pelle il significato dell’inaccessibilità. È un progetto che dimostra come si possa e si debba costruire lo spazio pubblico con uno sguardo intersezionale, tenendo conto di tutte le abilità, di tutte le età, di tutte le storie.
Non si tratta di carità, né di “attenzioni speciali”. Si tratta di giustizia urbana, di equità, di diritti. E sì, anche di bellezza. Perché l’inclusione è anche un fatto estetico, se fatta bene.
Questo parco non è un’isola felice. È un’anticipazione di quello che dovrebbe diventare ogni spazio urbano: un luogo dove le differenze sono previste e accolte, non gestite a fatica. È un manifesto a cielo aperto di come l’accessibilità sia una risorsa collettiva, e non un costo da contenere.
Porto Mantovano oggi ha un parco che racconta una storia di visione, ascolto, e trasformazione concreta. E dimostra che quando le persone con disabilità progettano, cambia tutto.