Ciao, sono Valentina Tomirotti. La diversity & inclusion non è solo il mio lavoro, è il mio credo sociale. Smonto certezze, accendo conversazioni e faccio girare idee, parole e azioni. Tra un evento e una battaglia sociale, c’è sempre spazio per un #perdire.
C’è un momento, verso fine agosto, in cui l’italiano medio viene posseduto. Non da un demone, sarebbe più gestibile, ma da qualcosa di peggio: la cartoleria. Gli entrano dentro le agende con la copertina rigida, i quaderni che non aprirà mai, le penne che promettono ordine mentale a chi ordine non ne ha mai avuto, e da lì parte quella cosa che chiamiamo settembre, il mese in cui sessanta milioni di persone decidono nello stesso momento che la loro vita fa schifo e va rifatta da capo, possibilmente con un carattere più elegante. Da settembre la palestra, la dieta, lo spagnolo, i due litri d’acqua che nessuno ha mai bevuto per davvero in tutta la storia dell’umanità. Ogni anno la stessa scena, con la stessa faccia convinta. E ogni anno, con la puntualità con cui a Ferragosto si rompe il condizionatore, il progetto crolla.
La prova ce l’ho sotto casa, ed è la palestra. A settembre non ci entri, c’è la fila come a un firmacopie, l’ottimismo che gronda dai deltoidi. A novembre, in quella stessa palestra, ci potrei stendere l’asciugamano e prendere il sole in pace. Gli altri spariti, tornati alla loro vita vera, quella che a settembre avevano giurato di rottamare e che invece ha vinto senza nemmeno faticare.La risposta al perché lo facciamo non è simpatica, quindi la dico lo stesso. Il reset è il modo più raffinato che ci siamo inventati per non piacerci mai. Perché il nuovo io possa esistere, il vecchio io deve fare pena, e così ogni buon proposito diventa una condanna scritta a mano contro la persona che sei adesso: non vai bene, riprova. Non arriva mai, quel te migliore, e non deve arrivare, perché il giorno in cui ti bastassi la cartoleria chiude bottega.
Qui la faccenda la conosco da un’angolazione che agli altri viene risparmiata. Io ho una disabilità, e la disabilità con il tasto reset non ha proprio confidenza. Il mio corpo non si azzera a settembre, non c’è quaderno nuovo che tenga: è quello dell’anno scorso con sopra tutto quello che è successo, uno strato dopo l’altro, senza la possibilità di togliere e ricominciare da capo. Per tanto tempo ho creduto fosse una sfortuna soltanto mia, poi ho capito la verità, più scomoda: il reset non ce l’ha nessuno, è che gli altri hanno il privilegio di far finta. Provateci voi a dire “riparti da zero” a chi l’anno lo passa tra terapie e moduli in triplice copia per ottenere diritti scontati, a chi attraversa un lutto o una malattia che del vostro calendario se ne infischia. Ci sono anni che non ricominciano affatto, in cui l’unico proposito realistico è reggere, tenere, non arretrare troppo. E chi li vive ci mette pure il carico del senso di colpa, come se non avere lo slancio fosse un difetto di fabbrica invece che, molto banalmente, la vita. Che poi lo slancio non ce l’ha nessuno davvero. Gli altri mentono soltanto meglio di voi.
Quindi quest’anno faccio una cosa che da noi suona quasi eversiva: niente propositi, agenda vuota. Non perché mi sia arresa, ma perché continuare è molto più difficile che ricominciare. Ricominciare è il primo giorno, l’euforia, la foto con la frase motivazionale sotto. Continuare è il novembre in cui la palestra è deserta e tu sei ancora lì a tenere duro quando l’entusiasmo è finito da un pezzo. Se arrivate a questo settembre stanchi, con l’agenda bianca e un vago senso di colpa, ecco l’unico contro-proposito che vi lascio: non rifatevi. Andate avanti così come siete, con addosso tutto quello che siete stati. È più coraggioso, è più onesto, ed è soprattutto invendibile, motivo per cui non lo troverete stampato su nessuna copertina.
BESTIARIO ABILISTA
COSE CHE DOVRESTI SAPERE
1,50 m
è il diametro dello spazio libero che serve dentro un bagno accessibile
È la misura dello spazio di rotazione, cioè il cerchio vuoto che permette a una carrozzina di girare su sé stessa senza toccare niente. Sta scritta nel DM 236 del 1989, che è il testo tecnico a cui rimandano quasi tutte le norme successive. Quel metro e mezzo va calcolato libero da qualsiasi ingombro, quindi ogni cosa aggiunta dopo il collaudo lo consuma: un cestino a pedale, un porta rotoli industriale, il carrello delle pulizie parcheggiato lì perché tanto quel bagno non lo usa nessuno. Il progetto era a norma il giorno della firma, il bagno smette di esserlo il primo giorno di apertura.
Fonte: DM 14 giugno 1989 n. 236