Questo articolo parla di: Cassetta degli attrezzi inclusiva

I libri che smontano l'abilismo, uno per uno.

11 Agosto 2026

di Valentina Tomirotti

Non le storie che consolano, ma i libri che aprono la testa. La mia risposta alla domanda che mi fate più spesso.

Avevo messo in pausa il mio scrivere, qui, perché volevo che ci concedessimo tutti un’estate lenta. Non sconnessa, lenta. Un ritmo diverso, più largo, in cui le cose si posano invece di scorrere via.

Poi i miei ultimi contenuti social ci hanno spinto altrove: verso un confronto, verso qualcosa che sta scatenando una reazione più profonda del solito, qualcosa che sento culturale prima ancora che personale. E va bene così, perché non c’è niente di più bello, per me, che rispondere alla domanda che mi arriva più spesso di tutte, in mille forme diverse:

Da dove posso cominciare per cambiare prospettiva sul tema della disabilità e dell’abilismo?

Questa è la mia risposta. Non un elenco di libri “sulla disabilità”, di quelli è pieno il mondo, e buona parte sono esattamente il problema: storie di superamento, memoir strappalacrime, manuali scritti da chi la disabilità la osserva dall’esterno. Questa è una lista diversa. Sono i libri che smontano l’abilismo invece di alimentarlo. Che raccontano la disabilità come questione politica e culturale, non come tragedia individuale o lezione di vita per chi disabile non è.

Alcuni sono in italiano, altri solo in inglese, ma ve lo segnalo di volta in volta, perché non voglio mandarvi a cercare traduzioni che non esistono. E alcuni li aggiungerò strada facendo, perché una lista così non è mai finita.

Per capire cos’è l’abilismo, prima di tutto

L’abilismo non è un’opinione che si corregge, è uno sguardo che abbiamo assorbito senza accorgercene. Ci hanno insegnato a vedere la disabilità in un solo modo, da quando siamo bambini: nei film dove la persona disabile è il mostro, l’angelo o la fonte di ispirazione, mai una persona qualsiasi che vive una vita qualsiasi. Nelle telemaratone dove serviva a farci sentire generosi. Nel linguaggio che usiamo senza pensarci, dove “sei stato coraggioso” è un complimento anche quando l’unica cosa che abbiamo fatto è esistere. Cambiare prospettiva non significa imparare qualche parola nuova da usare al posto di quella vecchia. Significa smontare un’intera impalcatura mentale, e questo non si fa con la buona volontà. Si fa con gli strumenti giusti.Se non hai mai incontrato la parola “abilismo” in modo strutturato, il punto di partenza è la cornice teorica: i Disability Studies, la disciplina che ha ribaltato il modo di pensare la disabilità, spostandola dal corpo difettoso da riparare al mondo mal progettato da cambiare.

In italiano trovi diversi testi accademici che introducono questa prospettiva, cerca i volumi che parlano esplicitamente di “modello sociale della disabilità” e di “Critical Disability Studies”. Sono spesso pubblicati da editori come Erickson o Carocci, più orientati alla scuola e all’università, ma restano il modo migliore per capire che la disabilità non è una caratteristica delle persone, è una relazione tra le persone e un ambiente costruito senza pensarle.

Sono libri che spostano il baricentro del racconto. Ti tolgono dalla posizione comoda di chi guarda la disabilità con compassione e ti mettono in quella scomoda di chi deve interrogare il proprio sguardo. Ti fanno passare dalla domanda sbagliata, “come possiamo aiutare queste persone”, a quella giusta: “come mai abbiamo costruito un mondo che le esclude, e come lo cambiamo”. Non sono letture consolatorie. Alcune ti faranno sentire in colpa, e va bene così: il disagio è spesso il primo segnale che stai imparando qualcosa di vero.

Li ho divisi per funzione, non per importanza. Comincia da dove ti senti, non dall’inizio per forza.

Per capire cos’è l’abilismo, con parole italiane e sguardo politico

Prima di ogni cosa. Per un futuro Crip di Chiara Bersani, Flavia Dalila D’Amico e Giulia Traversi (Luca Sossella Editore, 2025).

Se c’è un libro da cui partire prima di ogni altro, è questo — e non solo per il titolo. Chiara Bersani è una performer e artista che ha fatto del corpo disabile un metodo per stare al mondo e per creare, non un limite da superare né una storia da raccontare per commuovere. Qui, insieme a Flavia Dalila D’Amico e Giulia Traversi, propone qualcosa di radicale: scegliere la disabilità come punto di vista, come chiave per guardare tutto il resto. È un libro che nasce dal disordine e nel disordine vuole restare, che rifiuta le grammatiche rassicuranti e ti chiede di stare scomodo. Non è il più facile della lista. Ma è quello che sposta l’orizzonte più in là, verso un futuro “crip”: una parola che il movimento ha riappropriato con orgoglio, trasformando un insulto in una prospettiva politica.

Lo spazio non è neutro. Accessibilità, disabilità, abilismo di Ilaria Crippi (Tamu, 2024).

Se dovessi indicare un solo punto di partenza in italiano, sarebbe questo. Crippi mette a nudo gli aspetti culturali dei discorsi sull’accessibilità e i modi in cui riproduciamo continuamente la predilezione per i corpi che funzionano come ci aspettiamo. È un libro che smonta l’idea che lo spazio, quello fisico, quello urbano, quello sociale, sia neutro: lo spazio è progettato, e ogni progetto contiene una scelta su chi è previsto e chi no. Vicino ai movimenti femministi, è la lettura più affine a chi vuole un taglio politico e non consolatorio.

Decostruzione antiabilista. Percorsi di autoeducazione individuale e collettiva di Claudia Maltese e Gresa Fazliu (Eris, 2023).

Breve, poco più di sessanta pagine, scritto da due attiviste con disabilità. È il libro perfetto per iniziare davvero, perché parte esattamente dal punto in cui parte ognuna di noi: dal riconoscimento dell’abilismo interiorizzato, quello che abbiamo assorbito anche noi persone disabili e che dobbiamo smontare per prime. Con un tono anche ironico, le autrici arrivano a quella che chiamano l’illuminazione: capire che tutto quello che non funzionava non era colpa loro, ma di una relazione sbagliata tra le persone con disabilità e il mondo. Transfemminista, intersezionale, accessibile a chiunque.

Per le fondamenta teoriche, quando vuoi andare a fondo

Sulla disabilitazione. Introduzione ai disability studies a cura di Enrico Valtellina (UTET Università).

Quando senti di avere le idee più chiare e vuoi la cornice teorica completa, questo è il testo che introduce in modo sistematico i disability studies, la disciplina che ha ribaltato il modo di pensare la disabilità: non più caratteristica difettosa del singolo, ma costruzione sociale, politica, culturale. È più accademico, quindi impegnativo, ma è la base solida su cui poggia tutto il resto.

Le politiche della disabilitazione. Il Modello Sociale della disabilità di Michael Oliver (a cura di Enrico Valtellina).

Un classico internazionale finalmente in italiano. Oliver è il teorico che ha dato forma al Modello Sociale della disabilità, l’idea che ha dato al discorso sulla disabilità tutto il suo potenziale politico ed emancipativo. Leggerlo significa andare alla fonte, capire da dove nasce il modo di pensare che oggi diamo quasi per scontato, ma che è stato una conquista.

Le voci in prima persona, per ricordare che non siamo un blocco unico

Felicemente seduta. Il punto di vista di un corpo disabile e resiliente di Rebekah Taussig (Erickson, edizione italiana).

Il memoir che consiglio a chiunque voglia capire cosa significa vivere in un corpo che il mondo non ha previsto, senza una goccia di pietismo. Taussig attraversa la carità e le sue trappole, l’indipendenza e la dipendenza, l’intimità, il modo in cui l’abilismo nei media diventa abilismo nella vita di tutti i giorni. La sua frase che porto con me: l’inclusione non è migliore solo perché è più gentile, le prospettive disabili vanno portate al centro perché costruiscono un mondo più vivibile per tutti.

Disability Visibility a cura di Alice Wong (in inglese).

Un’antologia di racconti in prima persona di persone con disabilità diverse tra loro. È il libro che smonta la tentazione di pensare la disabilità come un’esperienza unica e uguale per tutti: qui ci sono decine di voci, a volte in disaccordo, e proprio in quel disaccordo sta la ricchezza. Per ora è in inglese, ma se leggi la lingua vale ogni pagina.

Come usare questa lista

Non serve leggerli tutti, e non serve leggerli in ordine. Se sei all’inizio, parti da Crippi o da Maltese e Fazliu: sono i più accessibili e i più vicini a noi, scritti in italiano e da chi la disabilità la vive. Se vuoi la teoria, vai su Valtellina e Oliver. Se vuoi l’esperienza in prima persona, Taussig ti entra dentro.

E se conosci altri titoli che qui mancano, soprattutto italiani, soprattutto scritti da persone con disabilità, scrivimeli nei commenti. Voglio che questa lista cresca, perché ogni libro che smonta l’abilismo è uno strumento in più per tutti noi.

Perché leggere, da solo, non cambia il mondo. Ma non ho mai visto nessuno cambiare il mondo senza aver prima cambiato la propria testa. E questi libri, la testa, te la cambiano davvero.

Se questa lista ti è utile, salvala e condividila con chi vuole capire davvero. I commenti sono aperti a tutti: aggiungi il tuo libro, costruiamola insieme.

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